Alberto Martini (1931-1965), Da Longhi ai Maestri del Colore
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Ledizioni
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Collection
Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino
Langue
italien
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Alberto Martini (1931-1965)

Da Longhi ai Maestri del Colore

Ledizioni

Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino

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  • AideEAN13 : 9788855260138
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Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, quando i benefici
indotti dal boom liberavano risorse in grado di affacciare alla cultura un
nuovo, grande pubblico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con
Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell’arte. Una disciplina
che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, almeno dal punto di
vista della ricezione divulgativa, entrando nelle case degli italiani grazie
ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori, distribuiti in edicola a 350
lire a fascicolo, sessanta milioni venduti solo in Italia. Progetto che gli
aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con
direttori e funzionari di musei, in un raggio d’azione internazionale:
strabilianti viaggi, su e giù da un aereo all’altro, per dirigere le campagne
fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata
collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi
scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle
tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. A Milano dal 1958,
al fianco di Franco Russoli aveva conosciuto in Brera un’intera generazione di
pittori e scultori, amicizie che si sommavano ai rapporti intrapresi negli
anni precedenti in Romagna con gli artisti bolognesi, con Giorgio Morandi, ma
anche con Mattia Moreni o con Ben Shahn; mentre dal 1962 Martini avrebbe
instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo
a fuoco, di lì a poco, l’analisi più acuta e lucida espressa fino a quel
momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale
del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe
della sua pur breve carriera (Alberto Martini scompare infatti a soli
trentaquattro anni in un incidente d’auto), scandita dalle poliedriche
esperienze che un giovane storico dell’arte intraprendente poteva accumulare
nell’Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione
comprese
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